Approccio umanistico

Nell’approccio umanistico ha molta importanza l’idea di “potenziale” come di qualcosa da “realizzare”. L’uomo viene richiamato alla responsabilità relativa alle sue scelte ed è proprio in questo spazio che l’approccio umanistico individua il margine di libertà dell’essere umano: nella scelta. L’impostazione umanista si propone vari obiettivi: “ si tratta di restituire all’uomo tutta la sua dignità, il suo diritto al rispetto per tutte le sue dimensioni, fra cui il diritto a valorizzare il proprio corpo  a esprimere…le sensazioni e…le emozioni; il diritto a costruire la propria unicità… (diritto alla differenza); il diritto a svilupparsi e a realizzarsi senza limitarsi all’avere e al fare.” (“La Gestalt”, Serge e Anne Ginger, Edizioni Mediterannee, Roma, 1990). L’essersi discostati da un concetto aprioristico di “normalità” rende più sfumata la differenza fra normale e patologico. Si dice infatti che la psicologia umanistica sia rivolta alla terapia dei “normali”, senza scordare ovviamente il disagio di chi soffre.

All’interno di questo ambito si raccolgo numerosissime realtà; solo per citarne qualcuna:

  • la terapia centrata sul cliente di Carl Rogers
  • la terapia della Gestalt di Perls
  • l’enneagramma (nella versione evolutiva di Naranjo)
  • l’ipnosi eriksoniana
  • la programmazione neuro linguistica di Bandler e Grinder
  • l’analisi transazionale di Berne
  • e molte altre realtà ancora

Di tutte queste forme espressive e teoriche approfondirò solo le prime tre, di cui ho una maggiore cooscenza: Rogers, la Gestalt e l’Enneagramma.

In conclusione si può dire che nell’approccio umanistico-esistenziale l’accento sul margine di libertà e sulla possibilità di realizzare il proprio potenziale rendono questa impostazione più “ottimista”sulla sorte dell’uomo. 

L'approccio umanistico - Sabrina Marazzi Psicologo Milano
Foto: uno scorcio di Esalen, uno dei più famosi Centri per lo sviluppo del potenziale

C’è naturalmente da rilevare che l’approccio umanistico-esistenziale nasce negli anni ’50, alla fine della seconda guerra mondiale quando il mondo , in particolare negli Stati Uniti, viveva un periodo di ricostruzione e speranza nel futuro dopo aver attraversato ben due guerre mondiali.

Al contrario Freud inizia il suo lavoro in Europa e all’inizio del ‘900, quando le ombre inquietanti della guerra aleggiavano già nello spirito del tempo.

Il comportamentismo nasce in Russia coi lavori di Pavlov sul condizionamento  classico e prosegue con Skinner negli Stati Uniti con gli studi sul condizionamento operante; Pavlov vive negli stessi anni di Freud, Skinner appartiene a una generazione successiva, ma toccata anch’essa dalle carneficine del ‘900. Pertanto, anche il comportamentismo sembra risentire di una sorta di sfiducia nel soggetto umano.

L'influenza del contesto socio-politico - Sabrina Marazzi Psicologo Milano
Il celebre dipinto di Picasso “Guernica” che ritrae gli orrori della guerra

Approfondimenti sull’Approccio Umanistico

Zoom su... - Sabrina Marazzi Psicologo Milano

– La Gestalt

L’Enneagramma

Il metodo rogersiano

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