I tre filoni della psicologia

Introduzione

Introduzione - Sabrina Marazzi Psicologo Milano
Strumenti del laboratorio di Wundt

La Psicologia è una disciplina abbastanza giovane e molto variegata; giovane nel senso che la sua “data di nascita” ufficiale si fa risalire al 1879, quando Wundt fondò a Lipsia il primo laboratorio di psicologia sperimentale. E’ una disciplina variegata nel senso che comprende al suo interno teorie, modelli, correnti di pensiero diversi; peraltro in alcuni ambiti, come quello della psicologia sperimentale si può “fregiare” dello status di scienza, mentre in altri, come in quello clinico la situazione si fa più sfumata e sicuramente meno scientifica. Nell’ambito clinico stesso ci sono poi molte differenze a questo proposito: Freud lottò tutta la vita perché la psicoanalisi potesse essere annoverata fra le scienze, mentre all’opposto la Terapia della Gestalt, per esempio, si onora di essere un’arte.

Il panorama della psicologia clinica

Cartelli al crocevia della psicologia clinica

Rimanendo nell’ambito clinico e volendo semplificare questo vasto panorama, potremmo individuare tre ambiti principali:

– quello psicoanalitico o per estensione psicodinamico,
– quello comportamentale o cognitivo-comportamentale,
– e quello umanistico-esistenziale.

La psicoanalisi e la psicologia comportamentale si collocano storicamente ai due opposti. L’approccio umanista si propone come una “terza via” fra questi due poli.

Le differenze fra psiconalisi e comportamentismo sono molte. La prima ad esempio nasce negli studi privati di medicina e prospera nei centri di igiene mentale, il secondo nasce e cresce in ambito universitario. Ma non è solo una differenza di luoghi. Molte sono anche le differenze concettuali e di metodo. “Ad esempio, nella psicoanalisi tradizionale il sintomo è talvolta relegato in secondo piano.. si va alla ricerca della presa di coscienza del materiale rimosso.. e si aspira ad una ristrutturazione globale della personalità. (“La Gestalt”, Serge e Anne Ginger, Edizioni Mediterannee, Roma, 1990). Il presupposto psicoanalitico è che se si risolve l’aspetto sintomatico senza aver sciolto il nodo conflittuale rimosso, il sintomo semplicemente si sposterà. Inoltre, “la visione dell’uomo è piuttosto pessimista, con il determinismo schiacciante della prima infanzia..” (“La Gestalt”, Serge e Anne Ginger, Edizioni Mediterannee, Roma, 1990) e l’idea che all’interno della psiche umana si muovano istanze diverse che sono fra loro in un conflitto strutturale e che a loro volta sono in conflitto con la società.

Sigmund Freud

“Nell’approccio comportamentista al contrario viene trattato soltanto il sintomo… per rispetto della domanda esplicita del cliente. …Vi sono tecniche precise di decondizionamento e sensibilizzazione che consentono spesso di ottenere la scomparsa del sintomo, ma ciò accade senza che vi sia una ristrutturazione globale della personalità.” (“La Gestalt”, Serge e Anne Ginger, Edizioni Mediterannee, Roma, 1990). Anche questo metodo però risente di un forte determinismo, infatti l’essere umano è spesso considerato come una “tabula rasa”, su cui si innestano i condizionamenti ambientali, che definiscono gli apprendimenti. Insomma anche qui, la visione dell’uomo è  quella di un soggetto poco libero, determinato dall’ambiente in cui nasce e cresce. L’approccio comportamentista negli anni ha svilippato un’alleanza con quello cognitivo; sono infatti due realtà nate negli stessi ambiti universitari, utilizzando spesso metodi sperimentali. Per questo motivo si parla oggi di approccio cognitivo-comportamentale.

Burrhus Skinner

L’approccio umanistico-esistenziale ”è nato a livello informale negli anni ’50, – negli Stati Uniti – intorno a Abraham Maslow, Rollo May, Carl Rogers… e altri, la maggior parte dei quali era influenzata dalla corrente esistenzialista europea (Heidegger, Buber, Binswanger, Sartre, Merleau Ponty e altri ancora)”.

“L’obiettivo era quello di creare una “terza forza”, che consentisse di liberarsi della psicoanalisi ortodossa e del comportamentismo, entrambi accusati di … aver ridotto l’uomo ad un oggetto di studi, piuttosto che riconoscergli lo status di soggetto responsabile delle proprie scelte e della propria crescita”, (“La Gestalt”, Serge e Anne Ginger, Edizioni Mediterannee, Roma, 1990).

Nell’approccio umanistico ha molta importanza l’idea di “potenziale” come di qualcosa da “realizzare”. L’uomo viene richiamato alla responsabilità relativa alle sue scelte ed è proprio in questo spazio che l’approccio umanistico individua il margine di libertà dell’essere umano: nella scelta. L’impostazione umanista si propone vari obiettivi: “ si tratta di restituire all’uomo tutta la sua dignità, il suo diritto al rispetto per tutte le sue dimensioni, fra cui il diritto a valorizzare il proprio corpo  a esprimere…le sensazioni e…le emozioni; il diritto a costruire la propria unicità… (diritto alla differenza); il diritto a svilupparsi e a realizzarsi senza limitarsi all’avere e al fare.” (“La Gestalt”, Serge e Anne Ginger, Edizioni Mediterannee, Roma, 1990). L’essersi discostati da un concetto aprioristico di “normalità” rende più sfumata la differenza fra normale e patologico. Si dice infatti che la psicologia umanistica sia rivolta alla terapia dei “normali”, senza scordare ovviamente il disagio di chi soffre.

All’interno di questo ambito si raccolgo numerosissime realtà; solo per citarne qualcuna:

  • la terapia centrata sul cliente di Carl Rogers
  • la terapia della Gestalt di Perls
  • l’enneagramma (nella versione evolutiva di Naranjo)
  • l’ipnosi eriksoniana
  • la programmazione neuro linguistica di Bandler e Grinder
  • l’analisi transazionale di Berne
  • e molte altre realtà ancora

Di tutte queste forme espressive e teoriche approfondirò solo le prime tre, di cui ho una maggiore cooscenza: Rogers, la Gestalt e l’Enneagramma.

In conclusione si può dire che nell’approccio umanistico-esistenziale l’accento sul margine di libertà e sulla possibilità di realizzare il proprio potenziale rendono questa impostazione più “ottimista”sulla sorte dell’uomo. 

L'approccio umanistico - Sabrina Marazzi Psicologo Milano
Foto: uno scorcio di Esalen, uno dei più famosi Centri per lo sviluppo del potenziale

C’è naturalmente da rilevare che l’approccio umanistico-esistenziale nasce negli anni ’50, alla fine della seconda guerra mondiale quando il mondo , in particolare negli Stati Uniti, viveva un periodo di ricostruzione e speranza nel futuro dopo aver attraversato ben due guerre mondiali.

Al contrario Freud inizia il suo lavoro in Europa e all’inizio del ‘900, quando le ombre inquietanti della guerra aleggiavano già nello spirito del tempo.

Il comportamentismo nasce in Russia coi lavori di Pavlov sul condizionamento  classico e prosegue con Skinner negli Stati Uniti con gli studi sul condizionamento operante; Pavlov vive negli stessi anni di Freud, Skinner appartiene a una generazione successiva, ma toccata anch’essa dalle carneficine del ‘900. Pertanto, anche il comportamentismo sembra risentire di una sorta di sfiducia nel soggetto umano.

L'influenza del contesto socio-politico - Sabrina Marazzi Psicologo Milano
Il celebre dipinto di Picasso “Guernica” che ritrae gli orrori della guerra

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