Suggestioni

In questa sezione troverete materiale molto eterogeneo; ci saranno frasi più o meno celebri, a volte lunghe, a volte cortissime, brani tratti da svariate tipologie di libri, versi di poesie o poesie intere, qualche video musicale, riflessioni personali…in una parola: suggestioni.

  • Settimana 17

    “Noi non sappiamo quale sortiremo
    domani, oscuro o lieto;
    forse il nostro cammino
    a non tocche radure ci addurrà
    dove mormori eterna lacqua di giovinezza,
    o sarà forse un discendere
    fino al vallo estremo,
    nel buio, perso il ricordo del mattino.
    Ancora terre straniere
    forse ci accoglieranno:smarriremo
    la memoria del sole, dalla mente
    ci cadrà il tintinnare delle rime.
    OH la favola onde s’esprime
    la nostra vita, repente
    si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
    Pur di una cosa ci affidi,
    padre, e questa è: che un poco del tuo dono
    sia passato per sempre nelle sillabe
    che rechiamo con noi, api ronzanti.
    Lontani andremo e serberemo un’eco
    della tua voce, come si ricorda
    del sole l’erba grigia
    nelle corti scurite, tra le case.
    E un giorno queste parole senza rumore
    che teco educammo nutrite
    di stanchezze e di silenzi,
    parranno a un fraterno cuore
    sapide di sale greco.” 

    Eugenio Montale, “Ossi di seppia”, Mediteranneo, componimento n° VI

  • Settimana 16

    Plasir d’amour è una celebre romanza francese, la cui melodia fu composta nel 1875 da martini il Tedesco e il cui testo si fa risalire a Jeanne Pierre Claris De Florian. Berlioz ne scrisse un arrangiamento per orchestra nel 1859.

    Testo Francese

    Plaisir d’amour ne dure qu’un moment.
    chagrin d’amour dure toute la vie.
    J’ai tout quitté pour l’ingrate Sylvie.
    Elle me quitte et prend un autre amant.
    Plaisir d’amour ne dure qu’un moment.
    chagrin d’amour dure toute la vie.
    Tant que cette eau coulera doucement
    vers ce ruisseau qui borde la prairie,
    Je t’aimerai, me répétait Sylvie.
    L’eau coule encore. Elle a changé pourtant.
    Plaisir d’amour ne dure qu’un moment.
    chagrin d’amour dure toute la vie.

    Traduzione

    La gioia dell’amore non dura che un momento,
    La pena d’amore dura tutta la vita.
    Ho lasciato tutto per l’ingrata Silvia,
    E lei mi lascia e prende un altro amante.
    La gioia dell’amore non dura che un momento,
    La pena d’amore dura tutta la vita.
    “Finché quest’acqua scorrerà dolcemente
    Verso quel ruscello che costeggia il prato
    Io ti amerò”, mi ripeteva Silvia.
    L’acqua scorre ancora. Lei invece è cambiata.
    La gioia dell’amore non dura che un momento,
    La pena d’amore dura tutta la vita

  • Settimana 15

    “… Un sacrificio troppo lungo
    può fare del cuore una pietra.
    Oh quando basterà?
    Ma ciò spetta al Cielo, a noi spetta
    mormorarare nome su nome
    come madre che nomina il figlio
    quando il sonno alla fine è disceso
    su membra che si erano sfrenate.
    Che altro è se non il calar della notte?
    No, no, non notte, ma morte;
    e fu inutile morte dopo tutto?
    L’Inghilterra, può darsi, manterrà la parola,
    ad onta di tutto quello che si è fatto e detto.
    Ne conosciamo i sogni; è sufficiente
    sapere che sognarono e che son morti;
    e se soltanto fu eccesso d’amore
    a infatuarli fino a farli morire?
    Lo scrivo in una strofa-
    MacDonagh e MacBride
    e Connolly e Pearse
    ora e nel tempo a venire,
    ovunque si porti il verde,
    sono mutati, mutati del tutto:
    una terribile bellezza è nata.”

    William B. Yeats, “Pasqua 1916”

  • Settimana 14

    Il giusto, il bello e il terribile

    (parte seconda) Il bello e il terribile

    Se nel mondo è molto difficile trovare il giusto (e quando lo si trova pare più una casualità che una legge di Natura) si può certamente trovare il bello; nel mondo c’è purtroppo anche il terribile. E’ possibile che gli ultimi due aspetti non siano come può sembrare delle polarità, ma siano legati in qualche misterioso modo fra loro? E che invece di sfinirci a cercare nella vita il giusto – che non c’è – sarebbe forse più fertile rincorrere le tracce sfuggenti del bello nel terribile?

    “Chi, s’io gridassi mi udrebbe mai dalle sfere
    degli Angeli? E se pure d’un tratto
    uno mi stringesse al suo cuore; perirei
    della sua più forte esistenza. Poiché del terribile il bello
    non è che il principio, che ancora noi sopportiamo,
    e lo ammiriamo così, chè quieto disdegna
    di annientarci. Ogni Angelo è tremendo.”

    Rainer Maria Rilke, “Prima elegia”

  • Settimana 13

    Il giusto, il bello e il terribile

    (parte prima) Il giusto

    “.. noi siamo fortemente motivati a credere in un mondo giusto, dove le persone si meritano il proprio destino… Tale ipotesi si basa sul senso di merito e di giustizia e sostiene che le persone meritino ciò che ottengono; per questo motivo le persone che credono in questa ipotesi ritengono che il mondo sia un luogo dove le persone buone vengono ricompensate e le persone cattive punite. La credenza in un mondo giusto risponde ad un bisogno personale di credere che nel mondo regni una sorta di giustizia “immanente” che premia i buoni e punisce i cattivi.”

    Lerner, Ipotesi del mondo giusto

    Questa è una delle credenze più radicate nelle persone con cui ho avuto a che fare come psicologo e non; spesso c’è nelle persone che hanno subito un torto (reale o percepito) un enorme desiderio di rivalsa; di più: c’è in loro l’esigenza di essere ripagati e l’assoluta pretesa che ciò dovrà per forza avvenire, come se senza questo evento il mondo divenisse una landa senza ordine e senza senso.
    Purtroppo per noi tutti, anche una veloce osservazione di come vanno le cose nel mondo mostra chiaramente come l’ “Ipotesi del mondo giusto” non corrisponda alla realtà; in sintesi: il mondo non è giusto.
    Accettare questo punto può essere molto difficile, ma fondamentale.

  • Settimana 12

    Ricordo che nella mia fanciullezza lo sgabuzzino in cui immagazzinavamo la riserva di patate per l’inverno si trovava in  un seminterrato, due o tre metri al di sotto di una finestrella. Le condizioni erano sfavorevoli, ma le patate cominciavano lo stesso a germogliare. Erano dei germogli pallidi, molto diversi da quelli verdi e sani che spuntano quando le patate sono seminate in primavera. E tuttavia questi germogli, sottili e tristi, crescevano fino a raggiungere quasi un metro di lunghezza, nel tentativo di raggiungere la luce lontana della finestrella. Questi germogli erano,  nella loro crescita bizzarra e futile, una sorta di espressione disperata dello“ slancio vitale”. Essi non sarebbero mai diventati piante, non sarebbero mai maturati, mai avrebbero realizzato il loro potenziale reale. Tuttavia essi tentavano di realizzarlo anche nelle circostanze peggiori. La vita, anche se non le era possibile fiorire, non rinunciava a se stessa”.

    Carl Rogers, “Un modo di essere”

  • Settimana 11

    “..Non so come stremata tu resisti
    in questo lago
    di indifferenza che è il tuo cuore; forse
    ti salva un amuleto che tu tieni
    vicino alla matita delle lebbra,
    al piumino, alla lima: un topo bianco,
    d’avorio; e così esisti!”… 

    Eugenio Montale, “Dora Markus”

  • Settimana 10

    “Io so che questa vita, che manca
    di maturità in amore
    non è del tutto perduta.
    So che i fiori che appassirono all’alba,
    i fiumi che si smarrirono nel deserto,
    non sono del tutto perduti.
    So che qualunque cosa rimanga indietro
    in questa vita greve di lentezza,
    non è del tutto perduta.
    So che i miei sogni ancora inappagati,
    le melodie non ancora suonate,
    si aggrappano a una corda del tuo liuto
    e non sono del tutto perduti.”

    Rabindranath Tagore, componimento XVIII

  • Settimana 9

     La Perfetta Letizia

    Avvenne un tempo che, san Francesco d’Assisi e frate Leone andando da Perugia a Santa Maria degli Angeli, il santo frate spiegasse al suo compagno di viaggio cosa fosse la “perfetta letizia”.

    Era una giornata d’inverno e faceva molto freddo e c’era pure un forte vento tanto che procedevano camminando l’uno innanzi all’altro e, mentre frate Leone stava avanti, frate Francesco chiamandolo diceva: frate Leone, se avvenisse, a Dio piacendo, che i frati minori dovunque si rechino dessero grande esempio di santità e di laboriosità, annota e scrivi che questa non è perfetta letizia.

    Andando più avanti San Francesco chiamandolo per la seconda volta gli diceva: O frate Leone, anche se un frate minore dia la vista ai ciechi, faccia raddrizzare gli storpi, scacci i demoni, dia l’udito ai sordi, fa camminare i paralitici, dia la parola ai muti, e addirittura fa resuscitare i morti di quattro giorni; scrivi che non è in queste cose che sta la perfetta letizia.

    E ancora andando per un poco san Francesco grida chiamandolo: O frate Leone, se un frate minore parlasse tutte le lingue e conoscesse tutte le scritture e le scienze, e sapesse prevedere e rivelare non solo il futuro ma anche i segreti più intimi degli uomini; annota che non è qui la perfetta letizia.

    E andando ancora più avanti san Francesco chiamando forte diceva: O frate Leone pecorella di Dio, anche se il frate minore parlasse la lingua degli angeli, conoscesse tutti i misteri delle stelle, tutte le virtù delle erbe, che gli fossero rivelati tutti i tesori della terra, e tutte le virtù degli uccelli, dei pesci, delle pietre, delle acque; scrivi, non è qui la perfetta letizia.

    E andando più avanti dopo un po’ san Francesco chiamava il su compagno di viaggio: O frate Leone, anche se i frati minori sapessero predicare talmente bene da convertire tutti i non credenti alla fede di Cristo; scrivi non è questa la perfetta letizia.

    E così andando per diversi chilometri quando, con grande ammirazione frate Leone domandò: Padre ti prego per l’amor di Dio, dimmi dov’è la perfetta letizia. E san Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti, continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia.

    E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione, anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia. Ascolta infine la conclusione, frate Leone: fra tutte le grazie dello Spirito Santo e doni che Dio concede ai suoi fedeli, c’è quella di superarsi proprio per l’amore di Dio per subire ingiustizie, disagi e dolori ma non possiamo vantarci e glorificarci per avere sopportato codeste miserie e privazioni perché questi meriti vengono da Dio. Infatti le sacre scritture dicono: cosa hai tu che non sia stato concesso da Dio? E se tu hai ricevuto una grazia da Dio perché te ne vanti come se fosse opera tua? Noi ci possiamo gloriare nella nostra croce fatta di sofferenze e privazioni. Sul Vangelo sta scritto: Io non mi voglio gloriare se non nella croce di nostro Signore Gesù Cristo.

    S. Francesco d’Assisi, tratto dai “Fioretti”

  • Settimana 8

    “Tu mi hai posto fra i vinti.
    So che non è per me la vittoria
    e nemmeno lo smettere il gioco.
    Mi getterò nello stagno,
    sia pure per toccarne il fondo.
    Giocherò alla mia distruzione.
    Scommetterò tutto ciò che possiedo
    e quando perderò il mio ultimo soldo
    credo che allora avrò vinto
    grazie alla mia completa sconfitta.” 

    Rabindranath Tagore, componimento XXIX

  • Settimana 7

    “… sebbene nulla possa portare indietro l’ora,
    ridare all’erba il suo splendore o al fiore la sua gloria,
    noi non ci rattristeremo, ma al contrario andremo avanti,
    traendo forza da quello che resta.”

    William Wordsworth, “Ode on intimation of immortality”

  • Settimana 6

    “O mio cuore, dal nascere in
    due scisso,
    quante pene durai per uno
    farne!
    Quante rose a nascondere
    un abisso!”
    Umberto Saba, “Secondo congedo” tratto da “Preludio e fughe”

  • Settimana 5

    “Io sono io e tu sei tu; io non sono in questo mondo per rispondere alle tue aspettative e tu non sei in questo mondo per rispondere alle mie. Se per caso ci incontreremo, sarà splendido, altrimenti.. sarà bellissimo lo stesso.”
    Fritz Perls, “La ‘preghiera’ della Gestalt”

  • Settimana 4

    “Non si può spingere il fiume, esso scorre da solo”
    Barry Stevens

  • Settimana 3

    Per cambiare è necessario.. “essere ciò che sono, prima di essere in qualsiasi altro modo”
    Beisser (teoria paradossale del cambiamento)

    oppure

    “E’ nel momento in cui mi accetto così come sono che io divengo capace di cambiare”
    Carl Rogers

  • Settimana 2

    “L’inferno sono gli Altri.”
    Jean Paul Sartre

  • Settimana 1

    “Non è tanto importante ciò che gli altri ci fanno, quanto ciò che noi facciamo, di ciò che gli altri ci fanno.”
    Jean Paul Sartre

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